Gli aumenti in arrivo dal CCNL bancari: una conquista importante… ma è davvero sufficiente?
Il contratto nazionale del credito ha segnato un successo per i lavoratori. Ma nella vita reale delle famiglie italiane, quanto pesa oggi questo aumento?
A partire dal 1° giugno 2025, entrano in vigore gli aumenti salariali previsti dall’accordo economico del CCNL ABI, siglato a fine 2023:
- +67,18 euro per i Quadri Direttivi 4° livello
- +50 euro per il livello 3A4L
- +34,96 euro per l’area contrattuale base
Un risultato concreto, frutto di una delle stagioni contrattuali più positive degli ultimi anni nel panorama del lavoro italiano. In un tempo segnato da incertezze economiche e tensioni occupazionali, non è poca cosa poter parlare di un contratto rinnovato, blindato fino a marzo 2026, e con aumenti reali in busta paga. Una vittoria sindacale che merita rispetto.
Tuttavia, c’è una domanda che si fa sempre più pressante tra i lavoratori e le lavoratrici: quanto incide davvero questo aumento nella vita quotidiana delle famiglie?
La risposta va cercata dentro i dati reali della vita, non nelle percentuali contrattuali. In questi ultimi due anni, l’inflazione ha eroso silenziosamente il potere d’acquisto, mentre i costi strutturali della vita sono saliti su tutti i fronti:
- Le bollette di luce e gas, pur calmierate a tratti, restano alte e imprevedibili.
- I prezzi dei carburanti e dei pedaggi autostradali crescono a ondate.
- Il costo del cibo, specialmente per le famiglie numerose, è aumentato del +15/20% su alcune categorie essenziali.
- Le spese sanitarie — private o mutualistiche — sono sempre più spesso un peso insostenibile.
- Gli asili, le scuole private, il supporto educativo per i figli pesano ormai come rate di mutuo.
In questo contesto, anche un aumento contrattuale storico rischia di sembrare un sollievo momentaneo, incapace di colmare lo scarto tra salario e costo reale della vita.
Non si tratta di sminuire ciò che è stato ottenuto con il contratto, ma di leggere con lucidità l’intero scenario socio-economico. Le famiglie italiane — e in particolare i lavoratori del credito e delle assicurazioni — stanno vivendo una fase di compressione delle aspettative: si lavora di più, si guadagna poco più, ma si spende moltissimo di più.
E allora la riflessione si fa più ampia: se da un lato il sindacato ha fatto la sua parte, dall’altro è oggi il governo che dovrebbe intervenire con maggiore determinazione, ampliando e rendendo strutturali quegli interventi di sostegno al reddito che sinora sono stati troppo frammentari e deboli.
Misure concrete — fiscalità progressiva più incisiva, taglio strutturale del cuneo fiscale, sostegno reale per i figli e le famiglie, credito d’imposta per le spese educative e sanitarie — possono fare la differenza.
Un buon contratto non basta se il contesto sociale peggiora. Serve una visione politica ed economica che rimetta al centro la vita reale delle persone.
I lavoratori hanno fatto la loro parte. Ora tocca a chi governa.


